venerdì 1 luglio 2011

AMARCORD: ROBERT PIRES, IL MIO PRIMO GRANDE IDOLO


Correva l’anno 1996, quello degli europei in Inghilterra, dove vinse con un golden gol la Germania con Oliver Biehroff. Era l’anno anche della Juventus che vinse a Roma la Champion’s League, contro l’Ajax ai rigori, nella mia città: Roma, bianconeri che poi vinsero la coppa intercontinentale contro il River Plate, con Del Piero grande protagonista. E’ stato pure l’anno delle olimpiadi di Atlanta, dove era stato cancellato lo storico record dei 200 mt di Mennea, da Michael Johnson. A me personalmente è stato l’anno che mi ha fatto innamorare di un calciatore, il primo di una lunga serie, ma come si dice “il primo amore non si scorda mai”, quello per il giocatore francese Robert Pires.

Ero in un momento dove iniziavo a vedere le partite in maniera più professionale, con carta e penna al seguito, prendere appunti, e poi stilare delle statistiche, profili, schede ecc. Ecco su Robert Pires, è stata la mia prima vera scheda fatta di un calciatore visto in tv, esattamente nel canale france 2, dove giocava con la sua squadra, il Metz, contro una compagine di Ligue 2 ( credo l’Amiens, ma non ne sono sicuro!!!), in un match di Coupe de Ligue. Robert giocava con la maglia numero 7, e il suo ruolo era quello di tornante sulla fascia destra, in attacco c’erano il franco-argentino Bruno Rodriguez che faceva coppia con il “biondino” Cyrille Pouget. Insomma quel calciatore, dalle movenze eleganti palla al piede, mi illuminarono gli occhi, fece delle aperture straordinarie, e delle folate offensive sulla fascia, che mi diedero l’occasione di creare appunto una scheda personale su di lui. Oggi come oggi non è difficile trovare dati statistici, anagrafici ecc su un calciatore, la potenza di internet non era ancora arrivata ai livelli di oggi.
Insomma mi dovevo inventare qualcosa: innanzitutto andai a comprare alla stazione termini, dove c’era un edicola che vendeva giornali anche esteri, e acquistai France Football, celebre rivista, famosa nel mondo anche perchè è quella che assegna il pallone d’oro. Ricordo che il viaggio di ritorno in metropolitana me lo facessi con tutti e due gli occhi su questo giornale, che nonostante era in lungua francese, non mi era difficile seguire. Sembravo un turista francese, o un agente fifa tipo Leroy, che si aggirava nel treno, con France Football al seguito, che segnava con una penna, tutti i dati da ricordare quando tornavo a casa della Ligue 1, e in primis sui dati personali di Robert Pires. Ricordo esattamente che non avrei problemi a tradurre tutte le sue generalità: Era nato a Reims il 29 ottobre 1973, aveva origini portoghesi, e anche spagnole (lo immaginavo notando il cognome!!!), suo padre si chiamava Antonio come me, cresciuto nel Metz dal 1992 dove studiò nel centro di formazione del club, risultando tra l’altro tra i migliori allievi, che riuscivano ad abbinare la scuola al calcio. Insomma riusci a sapere di tutto o quasi di lui!!, però mi mancava una cosa fondamentale…una sua foto a colori, e allora cosa faccio: prendo l’album delle figurine della panini della serie a, e vedo che esiste pure l’album dei calciatori del campionato francese, e vedo subito che si può farsi recapitare a domicilio, l’intera collezione di figurine di quell’anno. E allora vado subito alla posta, pago il tutto, e dopo soli 7 giorni mi arriva a casa, il tanto desiderato album della Ligue France (c’erano pure quelle della Serie B francese!!). Apro il tutto, e la prima cosa che faccio è cercare subito la figurina con sopra Robert Pires. Appena la trovai la attaccai con molta cura nell’album. Non mi sembrava vero, avevo la prima immagine di Robert a colori (naturalmente ne feci una copia a colori da attaccare per finire la mia prima fatidica scheda!!!), e dopo un intero pomeriggio finì l’album interamente. Ancora ricordo la faccia di mia madre stupefatta che mi disse: ” ma che fai vai a studia lascia perdere sti calciatori!!!”. Naturalmente non l’ho mai ascoltata!!!!. Arriviamo alla stagione 1996-97, Robert era diventato uno dei punti di forza del Metz, che stazionava nelle parti alte della classifica, una domenica vidi degli highlights del match del Louis II contro il Monaco, e Robert fece impazzire l’intera difesa monegasca, condita poi da un gol di pregevole fattura. Alla vista di quel gol rimai incantato, era diventato il mio idolo, il Guerin Sportivo fece uno speciale su di lui, pochi mesi dopo gli europei under 21, quando giocò contro l’Italia di Totti, Nesta ,Cannavaro, Buffon. La Francia oltre a Pires aveva nelle sue file gente come Makelele, Candela, Vieira e Djetou. La partita, che era trasmessa su RaiTre, fini 1-0 con un gol decisivo di Totti, e la Francia fu eliminata, ma con qualcosa di positivo in carniere: aveva tra le sue file un grande prospetto: Robert Pires. In quell’anno il suo Metz vinse la Coupe de Ligue, dove in finale battè il Lione ai calci di rigore, dove Robert segnò naturalmente il suo calcio di rigore personale. Nel 1997 ci fu il torneo che la federazione francese organizzò con le nazionali Brasile, Italia, e naturalmente Francia, che serviva come banco di prova del mondiale che si sarebbe tenuto l’anno dopo. La prima partita fu Brasile- Francia e la mattina stessa appena vidi il nome di Robert nell’undici iniziale di Jacquet, saltai per aria gridando di gioia per la sua prima partita da titolare con al maglia dei “galletti”. Mi ero preparato alla grande: naturalmente il Vhs era in posizione di registrazione, carta e penna sempre in mano, oltre a pop corn e patatine come accompagno. Il telecronista di quella sera mi sembra era Gianni Cerqueti, che appena diramò le formazioni, dedico un secondo a Robert Pires, parlando della sua prima partita da titolare, e del progetto di Jacquet di puntare anche sui giovani, e quindi anche sul ragazzo di Reims. La partita verrà ricordata per la punizione a tre dita di Roberto Carlos sopratutto, Robert giocò solo il primo tempo, facendo un paio di spunti interessanti, e non avendo paura di affrontare un mostro sacro come Cafu’.
Nel 1998 arrivò la vittoria della Francia nel suo mondiale organizzato in casa, Robert era una riserva, davanti aveva dei fenomeni come Zidane, e Djorkaeff, ma comunque la sua bella figura la fece ugualmente, facendo un assist decisivo per Laurent Blanc, nell’incontro contro il Paraguay. In quella estate arrivò il suo trasferimento al Marsiglia dove perse la finale di Coppa Uefa contro il Parma e l’anno dopo ebbe molti problemi con i suoi tifosi, che non lo amavano troppo. Arrivò la chiamata della Premier League, dove Arsene Wenger lo volle a tutti i costi, per sostituire il partente Overmars, che si era accasato al Barcellona. La trattativa fu molto difficoltosa, anche per le azioni di disturbo di Real Madrid e Juventus, che erano molto interessate alle prestazioni di Robert. Dopo un inizio un pò difficoltoso in terra inglese, e qualche critica dei suoi tifosi, per via di alcune sue dichiarazioni in merito alla fisicità del campionato inglese. Tuttavia lentamente è riuscito a guadagnare punti, ed è diventato uno dei protagonisti dei Gunners. Mi ha anche creato un brutto dispiacere, segnando il gol del pareggio contro la Lazio in Champion’s League all’Olimpico all’ultimo minuto. Io quella sera ero al lavoro, ma se ero allo stadio credo che oltre al dispiacere, avrei avuto anche una bella gioia personale, visto che aveva segnato il mio primo idolo calcistico. Nel 2000 vinse contro l’Italia anche l’europeo in Olanda, e Robert fu uno dei grandi protagonisti di quela finale: il secondo gol, quello del golden gol di Trezeguet, nasce da una sua grande azione, dove salta prima Tommasi e poi Nesta, e poi mette al centro per David che realizza. Io in quell’anno già tifavo contro l’Italia, e al gol francese impazzii di gioia, doppia peraltro, visto che il merito della vittoria è stato in gran parte, per l’ingresso in campo di Robert. Non partecipò alla spedizione, peraltro penosa, della nazionale francese ai mondiali del 2002 in Corea e Giappone, per via di un infortunio ai legamenti.
Nel 2003 vinse con il suo Arsenal la Premiership, la 13a della storia dei gunners, e Robert vinse il titolo di Player of the Year. La squadra di Wenger dominò il campionato, e Pires fece parte di quel fantastico gruppo dove c’erano anche il grande capitano Tony Adams 36enne,e Lee Dixon, che l’anno dopo appenderanno gli scarpini al chiodo. La stella della squadra era anche un altro francese Thierry Henry, che diventò capocannoniere, oltre a quella dell’olandese Dennis Bergkamp. Robert in quel fantastico anno, fece la bellezza di 15 assist, arrivando secondo alla fine della speciale classifica, dietro ad un altro francese, il mancino del Newcastle Laurent Robert. L’anno seguente con un suo gol contro il Southampton, porta nella bacheca dei gunners la prestigiosa FA Cup. Nel 2003-04 è stato ancora protagonista del titolo in Premier (ne vincerà in totale 2), dove l’Arsenal rimase imbattuto per tutta la stagione, lui ed Henry segnarono in due la bellezza di 57 gol in totale (meraviglioso un suo gol ad Anfield Road contro il Liverpool!!!). Di Pires verrà ricordata anche per la splendida Champion’s League da lui giocata nello stesso anno, segnando ai quarti di finale, contro il Chelsea il gol d’apertura, addirittura di testa, sopravanzando John Terry. Nel 2004 e 2005 vinse ancora la FA Cup, con l’Arsenal, sempre da gran protagonista. L’anno dopo arriva la finale di Champion’s league contro il Barcellona, proprio in Francia a Saint-Denis, e sarà una grande delusione per l’Arsenal, che perse dopo essere passata in vantaggio. Delusione anche per Robert che giocò soli 18′ per via dell’espulsione di Lehmann, e con Wenger che scelse lui per far posto ad un giovane Almunia.
Quei 18 minuti a Saint-Denis furono i suoi ultimi con la casacca biancorossa dell’Arsenal, infatti due mesi dopo si trasferisce in Spagna, al Villareal a parametro zero, una sua scelta dettata dalle continue partite vissute in panchina, dette da lui non meritate, in una sua dichiarazione disse: “sono stato molto deluso da Wenger, mi ha sbattuto la porta in faccia troppe volte, non mi ha dato mai una spiegazione precisa per le sue decisioni di mettermi in panchina”. Molti suoi tifosi rimasero male per la sua partenza da Londra, oltre che i giocatori, in particolare Fabregas, che allora era l’astro nascente dell’Arsenal, e aveva sempre visto in lui come suo idolo fin dai suoi primi giorni all’Arsenal. Pires venne insignito del 6o posto tra i migliori giocatori dell’Arsenal, che non dimenticherà di certo mai. Dal trasferimento al Villareal ai giorni nostri arriva la sua inevitabile fase discendente della sua carriera, lampi di classe con la maglia dei “Sottomarini Gialli” non mancarono, e non mancò neanche un suo ritorno da avversario all’Emirates Stadium, contro il suo Arsenal, in Champio’s League. I tifosi lo accolserò a braccia aperte, non dimenticandosi di quello che ha fatto in quei anni. Negli ultimi 2 anni è ritornato in Inghilterra, difendendo i colori dell’Aston Villa del suo connazionale allenatore Gerard Houllier, suo grande estimatore fin da giovanissimo. Oggi è svincolato, ma con i suoi 38 anni potrebbe ancora dare un suo piccolo contributo a qualsiasi squadra, per finire in bellezza una grande carriera, che purtroppo per varie vicissitudini poteva diventare grandissima, per il mio primo grande idolo calcistico Robert Pires.

Articolo scritto da Antonio Cupparo

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